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Randonnèe delle Gravine ai Trulli, 400km - 1/2 maggio 2010

Un brevetto da 400km è molto simile ad uno da 600km e va affrontato con lo stesso “karma”: moderazione e conservazione, senza strafare. All’inizio sembra tutto facile, ma quando interviene la stanchezza, anche le cose più banali sembrano ostacoli “difficili” e anche il sistema relazionale si inasprisce: è facile litigare per le cose più semplici.

Premessa conclusa. Partenza venerdì pomeriggio in direzione di Battipaglia dove mi aspetta Giancarlo che ha deciso di partecipare alla prima edizione del brevetto pugliese: vera prova d’esordio di una regione ancora lontana dal circuito nazionale della randonnèe. All’arrivo a Ginosa ci attende un impacciato e giovane organizzatore, Giovanni, al quale con un “breve” preavviso è stata affidata l’organizzazione del brevetto. Devo dire che dopo un iniziale attimo di sconcerto ho potuto constatare che le defezioni non riguardavano la sua scarsa volontà, quanto la totale e assoluta mancanza di conoscenza del mondo dei randagi. Ci raggiunge Carlo che ha accompagnato dalla stazione di Bari, Riccardo, un simpatico city bikers romano, che ha deciso di partecipare alla prova del 1 maggio.

Al mattino, dopo una degna colazione, siamo pronti alla partenza davanti al palazzetto dello Sport di Ginosa: siamo solo in 14 di cui solo quattro provenienti dalla Puglia. Sono le sette del mattino e fa già un caldo pazzesco. Siamo di fatto senza roadbook: abbiamo solo un itinerario di massima dei comuni che dobbiamo percorrere. Non è molto ma almeno non dovremmo perderci. Nota simpatica: un piccolo pacco gara, non propriamente solito nel mondo delle randonnèe.

Dopo pochi km i più forti vanno avanti e io rimango in un gruppetto composto da: Riccardo (city bikers romano con una passione per il fai da te … ha bucato tre volte la stessa ruota e ha fatto quasi tutta la rando con la ruota posteriore non perfettamente centrata), Giovanni (alla sua prima esperienza over 200 … bravo!), Carlo (padrone di casa e organizzatore di un ristoro segreto nella sua bella Conversano), Giuseppe (laziale simpatico e gentile che ha dimostrato la sua esperienza quando ha tirato fuori dalle sue mega borse la mitica crema solare) e Giancarlo (randonneur salernitano di fama internazionale). Quattro ragazzi di Senigallia, iscritti alla 1001 miglia, sono venuti sino a Ginosa per fare allenamento in vista della massacrante prova di Nerviano: bravi e determinati, non c’è che dire …

Dopo i primi km e le prime due forature di Riccardo, emergono chiaramente le prime difficoltà relative all’individuazione del corretto percorso da seguire: è un fiorire di cartine, indicazioni stradali variopinte e strumenti GPS di diversa interpretazione. Ma alla fine riusciamo a seguire fedelmente la bozza di percorso individuata nel programma della manifestazione. Il difficile sta nell’evitare le strade a scorrimento veloce, privilegiando quelle secondarie con un minore impatto del traffico automobilistico.

Arriviamo al primo controllo di Grottaglie a metà mattinata e, sorpresa delle sorprese, il gruppetto di “testa” non è ancora giunto. Ci informano che hanno telefonato per dire che hanno sbagliato strada e hanno allungato di circa 20 km con qualche centinaio di metri di dislivello in più … maniaci J Infatti arrivano dopo circa 20 minuti comprensibilmente stanchi e “inc xxxxxx”.  I quattro ragazzi di Senigallia sono distrutti: uno di loro dice: “ragazzi questi volano, meglio se ci mettiamo con questo gruppetto (il nostro ndr) che magari arriviamo alla fine …. “. Prima di tutti è però passato Pietro, un coriaceo atleta pugliese, che, in solitaria completerà l’intero percorso … )

Dopo un pezzo di crostata e un caffè al vicino bar, ripartiamo tutti insieme. Il gruppo “high speed” scompare all’orizzonte e al nostro team si aggiungono i quattro di Senigallia (ora siamo in dieci). Pochi km e Riccardo fora ancora … I ragazzi di Senigallia decidono di proseguire da soli …

Riparata per l’ennesima volta la ruota di Riccardo si prosegue in direzione Alberobello. Ormai fa un caldo torrido e mi rendo conto che mi sto arrostendo le braccia e le gambe. Ovviamente non ho portato la crema e non trovo un negozio aperto … è il primo maggio. Fortuna che con noi viaggi a Giuseppe che si trascina delle mega borse nelle quali ha praticamente un bazar … Anche il paesaggio sta cambiano. La vegetazione è più rigogliosa e le abitazioni pian piano cambiano: si intravedono i primi trulli sulla strada che da Locorotondo porta ad Alberobello, sede del secondo controllo. Arriviamo a pomeriggio inoltrato all’Opera Don Guanella dove ci viene offerto un panino, una bottiglietta d’acqua, banane e una fetta di torta. All’interno della struttura troviamo i quattro ragazzi di Senigallia che ci rinnovano la loro volontà di stare con noi. Fuori fa un caldo torrido: sono le prime ore del pomeriggio e fa caldissimo. Sono già alla sesta borraccia. L’esperienza maturata mi ha consigliato una sosta più lunga e quindi via le scarpe e giù lungo disteso su un invitante divano. Il responsabile della struttura ci omaggia di un mini trullo realizzato e decorato a mano che rappresenta l’elemento maggiormente caratteristico del territorio (un ricordo indelebile della manifestazione … bella idea … grazie).

Dopo una mezzora di riposo tocca ripartire e, sotto un cocente sole, ci dirigiamo verso la parte nord della Puglia, verso Fasano ed il mare di Monopoli. Il gruppo è compatto e procediamo ad un buon ritmo. Ogni tanto mi alterno nei comparti di testa per fornire il mio piccolo contributo. Giancarlo invece sta quasi sempre li davanti a combatter con il vento contrario! Nei pressi di Fasano, anche noi beghiamo più del dovuto per ritrovare la strada giusta. Qualche contrasto sulla viabilità anima Carlo che ci preavvisa che di li a poco ci sarebbe stata una lunga e dura salita sulla strada verso Castellana Grotte. Quella salita sotto al sole non la dimenticherò tanto facilmente. Ogni salita è dura e ognuno l’affronta con le proprie capacità e al ritmo che più gli si aggrada, ma questa è stata davvero dura. Notizia nella notizia: la salita è stato il teatro della tanto agognata rivincita di Carlo su Giancarlo, attesa sin da marzo, in occasione del giro del Monte Stella. Carlo ha letteralmente ingranato la quarta ed ha lasciato dietro un pragmatico Giancarlo che, furbo, sta conservando le energie per la doppia ascesa di CampoTenese di sabato prossimo (almeno questa è la versione ufficiale ;). Arrivato in cima, mentre aspettavamo che tutti completassero l’ascesa mi sono messo alla ricerca di acqua nelle vicine masserie dove un’incredula signora mi ha gentilmente riempito due volte la borraccia.

Carlo compie un paio di telefonate sospette e, interrogato in merito, ci preannuncia una sorpresa nella sua Conversano dove, di li a poco saremmo dovuti  transitare. Siamo a metà dell’opera e, tutto sommato, siamo tutti in perfetta condizione, tranne la ruota posteriore della bici di Riccardo che dopo la terza bucatura è oggetto di “sorveglianza speciale”. Ora il sole sta tramontando e il caldo è più sopportabile, ma le scottature di braccia e gambe non danno tregua (ho rimesso i braccioli … meglio sudare che bruciare …).

Arrivati a Conversano, attraversiamo la bella cittadina e veniamo condotti da Carlo nei pressi di un laghetto dove troviamo ad attenderci la sua simpatica famiglia con dei generi di conforto, davvero. graditi. Sono ormai gli ultimi minuti di luce solare e approfittiamo della sosta per attrezzarci per le ore notturne: luci, giubbini e amenicoli vari. Ripartiamo in direzione dell’ultimo controllo di Santeramo. D’ora in poi il percorso sarà molto regolare con qualche “mangia e bevi” ma niente di cui darsi pensiero. Il gruppo, in religioso silenzio e in fila indiana procede ad un’andatura sostenuta. La stanchezza comincia ad emergere e le oscurità rendono ancora più difficile e dispendioso mantenere alto il livello di attenzione e concentrazione. Il più emozionato è Giovanni al suo debutto “notturno”. Si dichiara entusiasta, complice la fresca e gradevole serata. Le strade pugliesi, fatta salva qualche rara eccezione, sono tutte dei lunghi ed interminabili rettilinei come quello che, infinito, conduce prima a Turi (dove si rende necessaria una sosta caffè),  poi a Gioa del Colle e infine a Santeramo dove arriviamo a sera inoltrata. In questi rettilinei devi conservare una forte concentrazione per evitare di cadere in facili distrazioni.

La gente che affolla il bellissimo borgo storico di Santeramo ci osserva divertita senza capire bene il senso della nostra presenza: qualche commento colorito ci ricorda la leggerezza di quando eravamo giovani.  Nel bar della piazza centrale troviamo Giovanni ad attenderci e a timbrare per l’ultima volta la nostra carta di viaggio. Ultimo momento di riposo, ultimo caffè e poi, dopo un riscontro della strada da percorrere, ci rimettiamo silenziosamente in viaggio. Pietro, il ciclista solitario, ha già concluso la prova e il gruppo degli “high speed” sta già facendo la doccia. L’ultimo tratto prevede il passaggio nella Basilicata con passaggi in zone già visistate nelle due rando organizzate nella bella città dei sassi.

Il ritmo è davvero alto: tutti danno fondo alle ultime residue energie per cercare di raggiungere il palazzetto dello Sport di Ginosa. Lo so che sembrerà strano, ma quando un brevetto sta per concludersi, mi coglie sempre un momento di tristezza. E’ notte fonda e il nostro gruppo viaggia compatto: la somma delle luci crea un bell’effetto di visibilità che viene salutato da tutti i rari automobilisti che incrociamo nel percorso. Si parlotta e si traccia un bilancio del brevetto. I ragazzi di Senigallia, con il loro simpatico accento romagnolo, mi parlano dei loro progetti e della 1001 miglia. Io, Carlo, Giancarlo e Giuseppe, saremo sabato a Salerno e li non sarà così dolce come oggi ma sarà, comunque, un’altra avventura da raccontare. Giancarlo, uno dei responsabili del brevetto salernitano, ci ha descritto con meticolosa dovizia le insidie del percorso, compreso la temuta doppia ascesa di Campo Tenese.

A 20 km dall’arrivo mi prende un senso di fame e mi ricordo che ho ancora due fette di pane con il salame preparate dalla moglie di Carlo. E così mentre pedalo a 32 km/h in piena notte, sotto una luna quasi piena, trangugio allegramente un panino al salame e chiacchiero con i miei amici di progetti e viaggi da realizzare: bello … davvero.

Riprese le energie, il morale sale alto nella “truppa” quando incrociamo il cartello che segna 5 km all’arrivo di Ginosa. Tutte le faccie mogie si risvegliano e quando entriamo nella sonnolenta Ginosa è ormai notte fonda. Si odono solo due rumori, ovvero quello dei ragazzi che tirano le ore piccole e quello proveniente dalla sbilenca ruota posteriore di Riccardo che ormai ha letteralmente consumato i pattini dei freni …

Tutto è bene quel che finisce bene: all’arrivo Giovanni ci accoglie con affetto e ci invita alle docce. Sistemiamo le bici nelle auto e raggiungiamo il ristorante Desideri, dove ci vengono offerti dei gustosi antipasti e un caldo piatto di pasta. L’ultimo caffè e la foto di rito. Siamo alle solite: saluti e abbracci e la promessa di rivederci in quache altro brevetto.

Doveroso è il ringraziamento a Carlo e ala sua famiglia per la generosa e autentica ospitalità. A Giovanni vanno i miei complimenti per il suo debutto nei brevetti “medio lunghi”: se l’è cavata davvero bene, dimostrando ottime doti sportive e di resistenza. A Riccardo rinnovo la mia stima per le sue doti fisiche e di simpatia peraltro già apprezzate a Londra in occasione della LEL. Giuseppe ha dimostrato di essere un vero randonneur, sia per il ritmo davvero regolare tenuto durante tutto il brevetto, sia per le dotazioni logistiche della sua bicicletta: aveva praticamente di tutto nelle sue borse ed è sempre stato disponibile ad aiutare tutti. Con Giancarlo l’appuntamento è per la sfida della magna Grecia dell’8 e 9 maggio prossimi.

Un appunto devo muoverlo all’organizzazione che non ha saputo cogliere lo spirito randagio che caratterizza le manifestazioni di questo tipo. Di contro ritengo valide le motivazioni addotte dal giovane Giovanni che ha fatto il suo possibile per rimediare ad una grave deficienza organizzativa venutasi a creare per ragioni indipendenti dalla sua volontà (mi sembra di aver capito che il reale organizzatore ha abbandonato il progetto a pochi giorni dalla prevista data del brevetto). Riconosco l’impegno e la volontà profusa, ma come ho già detto di persona, questo non basta quando bisogna mettere in piedi un brevetto. Bisogna garantire un minimo di organizzazione e redigere un buon roadbook che, insieme al rispetto di quanto riportato nei regolamenti ufficiali, sono le uniche cose che “abbisognano” ad una randagio di strada. Durante la cena di fine rando (grazie Giovanni), ho visto che le nostre critiche sono state accettate con serenità e quindi sono sicuro che l’anno prossimo si potrà organizzare un nuovo brevetto in una regione che mi ha colpito per l’ordine e la pulizia dei borghi che ho visitato, per la gentilezza della gente e per i paesaggi davvero incantevoli.

Alla prossima, Randonneurs Italia