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Giro dell’Arcobaleno - 7° Giro del Capo di Leuca

Doveva essere una giornata di sano sport e spensieratezza, invece domenica 11 Aprile 2010 si è trasformata in una dolorosissima tragedia. L’appuntamento era a tutti gli appassionati di ciclismo, sul lungomare di Santa Maria di Leuca (LE), per dare il via al “7° Giro del Capo di Leuca”, seconda prova del Giro dell’ Arcobaleno. La gara prevedeva una gran fondo ed una medio fondo, rispettivamente di 85 e 120 km, su un percorso accattivante che si snodava lungo le strade dell’incantevole cittadina; lo scenario mozzafiato e l’organizzazione pluriennale hanno fatto si  che anche quest’anno il numero degli iscritti sia cresciuto in  maniera esponenziale: dai  450 della scorsa edizione erano 620 i partecipanti quast’anno.  Anche a questa competizione, gli atleti del ASD Genusia Bike non hanno potuto far mancare la loro presenza;  borsoni pronti, biciclette smontate e caricate, e Giovanni Punzi, Roberto Bello, Francesco Marchionna e Lucia Colamonaco sono partiti alla volta del tacco, “ de Finibus Terrae”.

Le condizioni metereologiche sono perfette, il sole splende meraviglioso, e l’atmosfera è davvero emozionante. In ogni piccola stradina, in ogni silenzioso vicolo, in ogni piazza della minuscola città, ciclisti carichi e trepidanti attendono di potersi accodare per la partenza.  Alle 10 puntuali si parte, ed è un attimo, i più forti si staccano e lasciano inesorabilmente dietro una folla di meno esperti, che pure però continua a pedalare, e ad ammirare lo scenario. L’entusiasmo è tanto, il tifo pure, ogni ciclista ha in mente chiari obiettivi:  arrivare al traguardo nel minor tempo possibile, macinare kilometri in velocità, lasciare sempre più indietro il più debole, fare meglio di chi è a fianco, raggiungere chi è avanti di pochi metri. E’ stato forse questo eccessivo spirito agonistico a causare la morte di un ciclista? Massimo De Palma, pochi istanti prima della tragedia si trovava nel secondo gruppo di testa della competizione, insieme ai suoi compagni di squadra. Giunto in prossimità di una discesa ha tentato il distacco per portarsi in testa. Ad una curva, dove la pendenza è di soli due punti percentuali, ha affondato ulteriormente sui pedali ma la svolta a sinistra lo ha spinto   oltre la sua carreggiata, invadendo quella opposta. Proprio in quel momento stava transitando, in direzione opposta un motocarro: lo sfortunato ciclista è andato a sbattere sulla fiancata del mezzo agricolo, rovinando per terra. Subito soccorso è stato trasportato in ospedale ma, come si diceva, in condizioni gravissime. Poi la morte e la sospensione immediata della gara, comunicata gradualmente a tutti i gruppi che transitavano.  Di sicuro non spetta a noi puntare il dito e attribuire colpe, sull’individuazione delle quali peraltro è stata aperta un’inchiesta.

Solo immedesimandosi è possibile immaginare l’atmosfera calata a Leuca nei momenti successivi alla notizia della morte. Ognuno ha cercato di raggiungere il traguardo, nell’animo sentimenti di dolore, sgomento, incredulità. A ciascuno di noi sarebbe potuta capitare la stessa ed identica sorte, eppure bisognava continuare a pedalare, la gara naturalmente è stata annullata, e le classifiche non pubblicate.

Addetto Stampa